CARLO COLOMBARA: VOCI LIRICHE (3)

INTERVISTA ESCLUSIVA a puntate per la RUBRICA Il Salotto d’Arte  di

Natalia Di Bartolo © dibartolocritic


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IL BASSO BARITONO

NDB: Eccoci alla terza puntata col M° Carlo Colombara e le sue scelte sulle vocalità.

Maestro, chi ha preferito per rappresentare l’esempio della vocalità del Basso Baritono?

CC: La mia scelta è duplice, questa volta, e punta su due illustri nomi: George London e Justino Diaz.

NDB: Dunque due esempi, non uno!

CC: Sì. non si può fare a meno di citarli e farli ascoltare entrambi. La loro voce raggiungeva gli acuti di un baritono e le note gravi di un basso.

La voce del basso-baritono era quindi qualcosa di ben definito. Invece oggi è cambiato tutto. I cosiddetti bassi-baritoni soffiano il più’ delle volte le note gravi e raramente arrivano timbrando un SOL o, peggio ancora, un FA grave. Negli acuti, poi, schiariscono fino a sembrare dei bari-tenori. Ecco perché oggi ve ne sono tanti e con voci anonime, che nulla lasceranno nella storia della vocalità.

NDB: La sento severo in proposito, ma è giusto così…Ci illustra le sue scelte, Maestro?

CC: George London era canadese. Voce wagneriana, il miglior Wotan di sempre secondo i miei gusti, ma anche ottimo Scarpia, appartiene ad una generazione passata, con la quale non ho potuto avere contatto diretto.

Ascoltiamolo…

 

NDB: E Diaz? Lo ha conosciuto?

CC: Sì, ho conosciuto Justino Diaz: con lui e Shirley Verret ho cantato il mio primo Macbeth a Tokyo. Era un ottimo collega, con una voce grandissima. Cantava regolarmente sia i ruoli da basso come Silva nell’Ernani, che da baritono. Era ottimo in Escamillo e Jago.

NDB: Che meraviglia di debutto, il suo, in quel Macbeth, Maestro Colombara! Diaz era davvero grandissimo, tanto che Franco Zeffirelli lo scelse per il suo film Otello proprio per la parte di Jago che lei ha citato come esempio.

CC: Certo, ascoltiamolo proprio in quella parte, dal film di Zeffirelli, nel Credo del personaggio a lui così congeniale.

 

NDB: Con l’ascolto e la privilegiata visione zeffirelliana di questo meraviglioso brano interpretato da un basso baritono d’eccezione, concludiamo la puntata di oggi. Grazie Maestro!

CC: E’ un piacere. Preparatevi ad ascoltare colui che io considero il “BASSO Rossiniano” per eccellenza…

NDB: Certo! preparatevi, perché è grandissimo…ma non vi sveliamo chi sia e il Maestro Colombara ed io, augurandovi buon ascolto, vi diamo appuntamento alla prossima puntata di questa rassegna di voci e brani scelti e commentati personalmente da lui.

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Natalia Di Bartolo © dibartolocritic

 

VIDEOS from YouTube

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CARLO COLOMBARA: “Voci liriche? Io la penso così!” (1)

INTERVISTA ESCLUSIVA a puntate per la RUBRICA Il Salotto d’Arte 

di Natalia Di Bartolo © dibartolocritic  


Questa al basso emiliano Carlo Colombara sarà una mia intervista sui generis, illustrata da numerosi video, che andrà avanti nel tempo “a puntate” e che abbiamo ideato insieme per il piacere di condividere un parere così autorevole sulle voci liriche nella loro accezione più corretta, per sfatare falsi miti e leggende su impostazioni, tipi, modi, emissioni, colori vocali, sia maschili che femminili.

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Ogni “puntata” sarà costituita da un video con un/a protagonista, colui/lei che per il celebre interprete rappresenta “la vocalità giusta” per ogni tipo di voce si possa presentare sul palcoscenico. I suoi “ideali vocali”, insomma, coloro che incarnano la vicinanza alla perfezione secondo i suoi parametri non solo di cantante, ma anche di autorevole insegnante che in numerose Masterclasses ha dato il proprio imprinting a decine di allievi.

Si partirà dalle voci dei Bassi, che rappresentano il tipo di vocalità che il Maestro frequenta e pratica nei maggiori teatri del mondo in quasi trent’anni di carriera, per poi proseguire con tutti gli altri tipi di voce lirica: baritoni, tenori, mezzi soprani, soprani.

Insomma, cantanti di oggi: adeguatevi a questi parametri: è un consiglio da parte mia, ma un imperativo da parte del M°. Carlo Colombara, che ringrazio per la sua simpatia e collaborazione qui nel mio Salotto d’Arte su operaeopera.com., dove sono onorata di riceverlo e ospitarlo in questo interessante excursus.


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NDB: Maestro, la vedo risoluto e anche un po’ arrabbiato, in fatto di voci liriche oggi… Di belle voci giovani, in effetti, se ne sentono poche…Voci capaci, per esempio, di cantare le cabalette come Dio comanda…

CC: Certo! A che serve cantare Trovatore, Attila, Jerusalem, Lombardi, Norma, Nabucco e tante altre opere con la cabaletta cantata noiosamente due volte, se non hai la voce giusta? Non dico di fare come Christoff che asseriva: “Ma si, una volta basta!” Una volta sì, può anche andar bene, ma con un po’ di grinta nella voce, un po’ di nervetti..e, potendo, con un po’ di VOCE! Questo ibridume…farlocco.

NDB: Ma allora che fare con questa cabaletta?

CC: La cabaletta dev’essere eseguita due volte solo se con variazioni. Comunque io penso che ai personaggi serva più’ che altro la voce giusta, la giusta drammaticità, intensità’ nell’espressione, piuttosto che vincere semplicemente la gara dell’arrivare in fondo comunque, “come da spartito”. Stiamo tutti ad idolatrare la Callas perché ha dato una nuova espressività ai personaggi. Però poi, mai come oggi, quella grande lezione viene disattesa. Da basso parlo dei bassi, per esempio in Attila e Nabucco. Attila non può’ avere una vocina..Il flagelletto di Dio? E’ ridicolo, cozza con quello che dice. Zaccaria del Nabucco è un profeta, non parla sottovoce, parla al coro, quindi…

NDB: Dunque lei le cabalette le esegue sempre due volte?

CC: Io le cabalette di Nabucco e di Attila le ho eseguite sia due volte che una sola. Quando l’ho cantata due volte ho sempre cercato di differenziare almeno il colore nella ripetizione. Ripetere due volte la stessa cosa senza nessun cambiamento sembra di cantare un “per chi non avesse capito”…sembra un tic! Comunque i compositori mica erano deficienti da scrivere due volte la stessa cosa. La prima la si esegue come è scritta e la seconda con variazioni. I compositori scrivevano la seconda cabaletta proprio perché i cantanti potessero variarla con dei virtuosismi. I compositori amavano i loro cantanti!

NDB: Cosa pensa del “periodo d’oro” della Lirica, quello della Callas e di Di Stefano, per intenderci?

CC: Sì, c’e’ stato un periodo della lirica che tutti chiamiamo giustamente “d’oro”. Perché era d’oro? Per la grandiosità’ degli allestimenti? Forse. Per la grandezza dei direttori d’orchestra? Forse. Per la qualita’ dei cantanti? Sicuro!

NDB: Ma allora se ci servissimo di youtube, lei ci potrebbe indicare quali siano, a suo parere le voci che hanno reso “d’oro” quel periodo?

CC: Certo, tramite youtube sarà interessante passare in rassegna alcune delle voci che hanno fatto si che quell’epoca fosse “d’oro”. Le vocalità’ ,la qualità’ del timbro, il volume, la morbidezza, la tecnica, etc.. Ma soprattutto il timbro vocale. Perché è proprio qui che oggi si fa una grande confusione, volutamente. Ecco: tutto quanto si discosta troppo dai video che seguiranno non chiamateli bassi-baritoni, bari-tenori, soprani falcon e così via, ma semplicemente “voci corte” o “ibrido-stimbrate” .. Perché dato che alcuni come il sottoscritto hanno lavorato da pazzi per avvicinarsi a coloro che ascolterete, ogni tanto a sentire castronerie ci si inquieta…Bene, partiamo. E partiamo con:

IL BASSO PROFONDO

In Italia abbiamo avuto un grande esponente di questa categoria : GIULIO NERI.

 Altri notevoli bassi profondi sono stati Matti Tavella, finlandese e Jerome Hines statunitense.

Voce oggi praticamente scomparsa, quella del basso profondo, come le tante voci più gravi, le voci dragatiche. Vuoi per il diapason alto, vuoi per il cambio di stile di vita…è un dato assodato che le dragatiche ormai siano praticamente scomparse.  La voce di basso profondo ha un’estensione di circa due ottave e mezzo e va dal do grave al mi-fa acuto.

NDB: Grazie Maestro!

Al prossimo appuntamento sarà la volta di un altro grande basso: il basso Cantabile o basso Nobile: CESARE SIEPI, scelto e commentato sempre da CARLO COLOMBARA…

SEGUITECI! …